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lunedì, 11 maggio 2015 11:58
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20150511_comune_interno_avellino.jpg[1]

AVELLINO – Tragedia sfiorata all’interno degli uffici del comune di Avellino, dove un uomo di 68 anni, in preda alla disperazione per difficoltà economiche, si è dato fuoco. Grazie al pronto intervento delle persone presenti e degli impiegati comunali, l’uomo ha riportato soltanto lievi ustioni ed è stato trasferito in ospedale per controlli. Insieme alla moglie, si è recato stamattina negli uffici dei servizi sociali, al terzo piano del municipio.

L’uomo, residente nel quartiere popolare di Rione Parco, da tempo chiede l’assegnazione definitiva di un’abitazione, buoni libri per consentire all’unica figlia di studiare, e aiuti economici. Il 68enne è entrato nella sede comunale nascondendo sotto i vestiti due bottiglie piene di liquido infiammabile che si è versato addosso davanti agli impiegati, prima di darsi fuoco con un accendino. Il sindaco di Avellino, Paolo Foti, e l’assessore ai Servizi Sociali, Stefano La Verde, che si trovavano in sede, hanno ringraziato i dipendenti comunali per la tempestività con la quale sono intervenuti e ora stanno esaminando le richieste dell’uomo.

Immigrazione, dieci morti nel canale di Sicilia. 5.800 sbarchi in due giorni

lunedì, 04 maggio 2015 08:35
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migranti-6756[1]           I cadaveri sono stati recuperati al largo della Libia dai mezzi impegnati nelle operazioni di soccorso. 17 gli interventi che hanno consentito di salvare 3.700 persone. I mezzi di soccorso hanno intercettato 8 gommoni e 5 barconi Ancora morti nel canale di Sicilia. Sono dieci i corpi di migranti recuperati al largo della Libia dai mezzi impegnati nelle operazioni di soccorso. A due settimane dal naufragio che ha causato oltre 750 vittime, ci sono altre vittime del mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. I mezzi di soccorso nelle ultime 48 ore hanno intercettato decine di barconi e gommoni, salvando oltre 5.800 migranti. Nelle acque sono impegnati diversi mezzi della Capitaneria di Porto, della Marina militare e imbarcazioni civili. Tre dei corpi ripescati in mare senza vita, morti probabilmente per gli stenti della traversata, erano a bordo di un gommone con 105 persone soccorso da un mercantile battente bandiera di Panama – che ha raccolto anche 107 persone che viaggiavano su altro gommone, che porterà a Taranto – a 45 miglia a nord est di Tripoli. Altri quattro cadaveri erano invece a bordo di un altro gommone con 73 migranti, soccorso dal mercantile Zeran a 35 miglia a nord est di Tripoli. Sul gommone c’erano anche altri due migranti le cui condizioni sono gravissime. Tre migranti sono morti lanciandosi dal gommone su cui stavano viaggiando nel tentativo di raggiungere un rimorchiatore che si stava avvicinando per i soccorsi. Il gommone, con 80 persone a bordo, è stato intercettato a 35 miglia a nord di Zhuwara. Quando hanno visto i soccorsi, le tre persone si sono buttate in acqua. Ieri, 2 maggio, sono stati 17 gli interventi che hanno consentito di salvare 3.700 persone. I mezzi di soccorso hanno intercettato 8 gommoni e 5 barconi, con a bordo complessivamente poco più di 2.150 persone. Di questi, oltre ai 370 circa a bordo dei mercantili, oltre 750 si trovano sulle navi della Marina Militare, 325 su due motovedette dalla Guardia Costiera che stanno facendo rotta verso Lampedusa, 330 su un pattugliatore della Guardia di Finanza, 367 sul un mezzo battente bandiera maltese finanziato da privati e impegnato nel soccorso ai migranti. Una barca con una quarantina di persone a bordo è stata intercettata dalla Guardia di Finanza nei pressi del porto di Lampedusa, raggiunto con i propri mezzi. Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno individuato 3 scafisti, che sono stati posti in stato di fermo. Sulle navi in arrivo sono state avviate già le operazioni di identificazione. A Pozzallo, dove è previsto l’arrivo numericamente più consistente, sono state avviati scambi di informazioni tra il comandante del rimorchiatore e la polizia di Stato per avviare le indagini del caso e l’ordine pubblico.

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Terremoto in Nepal, tre persone estratte vive dalle macerie dopo 5 giorni

giovedì, 30 aprile 2015 10:53
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Un quindicenne è stato trovato sotto le macerie di un palazzo del settimo piano della capitale. Due donne sono state ritrovate ancora in vita nella capitale e nella vicina località di Bhaktapur. Intanto continua a crescere il numero delle vittime, le fonti ufficiali hanno comunicato 5.489 morti e 10.965 feriti
Un ragazzino di 15 anni originario di Nuwako è stato trovato tra le macerie cinque giorni dopo il terremoto di magnitudo 7.9 che ha colpito il Nepal devastando Kathmandu. I soccorritori hanno estratto il ragazzo tra i resti di un palazzo di 7 piani della capitale e hanno lavorato tutta la notte affiancati ad un team dell’Usaid. Appena il giovane è stato tirato fuori, la folla di persone in attesa è scoppiata in un applauso. Si chiama Pemba Lama e lavorava in una guest house nella zona turistica di Gongabu crollata a causa della violenta scossa. Le squadre di soccorso lo hanno localizzato nella notte nel 29 aprile, riuscendo a comunicare con lui, e così dopo 120 ore sotto le macerie, il ragazzo è stato portato in ospedale. Altre due donne – ha riferito il Centro nazionale operazioni di emergenza in un tweet – sono state estratte vive dalle macerie nel quartiere di Dadhikot e a Bhaktapur, in una località vicina alla capitale. Un 28enne è stato salvato martedì 28 aprile dopo 82 ore, mentre una donna paraplegica di 32 anni è stata ritrovata viva lunedì dopo 50 ore. Mentre domenica, a 22 ore dal terremoto, una bambina di quattro mesi era stata estratta viva dalle rovine di un palazzo.

Intanto continua a crescere il numero delle vittime, il ministro dell’Interno nepalese ha comunicato 5.489 morti e 10.965 feriti. La polizia di Katmandu ha riferito di 6.630 vittime, indicando come il distretto più colpito quello di Sindhupalchok, dove il 29 aprile si sono registrate forti tensioni per l’assenza di aiuti, con 1.677 morti. Migliaia di persone continuano a lasciare Katmandu alla ricerca di luoghi più sicuri e si contano circa 10.126 i veicoli che, secondo la polizia, sono partiti dalla capitale per paura di nuove scosse e possibili epidemie. Allo stesso tempo altrettante persone cercano invece di entrare nella capitale per sperare di ottenere cibi e cure mediche irreperibili altrove. Il Ministro dell’Informazione, Minendra Rijal, ha dichiarato lo stato di crisi nei 12 distretti della valle di Kathmandu più colpiti per cui le autorità locali possono ora confiscare proprietà private, medicine, cibo, indumenti o macchinari per venire in aiuto alla popolazione terremotata.

Nel complesso religioso del tempio di Pashupati Hath ogni giorno e notte si cremano i morti del sisma ma gli operatori sono ormai stremati e la legna per le pire comincia a scarseggiare. L’aria nel crematorio, vicino al fiume Bagmati, è diventata irrespirabile: “In condizioni normali organizziamo in media circa 20 o 25 cremazioni al giorno – dice uno dei 32 assistenti noti come ‘ghate bajes’ – ma ora ce ne sono fino a 150 al giorno”. Ormai spesso le cremazioni sono svolte senza rituali religiosi e con l’aiuto dei familiari a causa del gran numero di corpi che arrivano.

I soccorsi nepalesi hanno messo in salvo anche 150 escursionisti, tra cui 50 stranieri, che erano intrappolati sui sentieri della valle di Langtang, il cui 90% è stato devastato, che ora – riporta Repubblica -sono sistemati in un campo di accoglienza. Al momento del sisma sul circuito c’erano circa 300 trekker tra stranieri e nepalesi. Nella zona, forte richiamo per gli scalatori, anche 55 alberghi sono stati travolti da frane e valanghe. Centoventi britannici scampati al sisma – riporta la Bbc – sono tornati a casa nella notte del 29 aprile, rimpatriati con un volo speciale che li ha riportati all’aeroporto londinese di Stansted: “Siamo stati fortunati”, ha detto più d’uno. Il più piccolo dei superstiti è un bambino di tre mesi. Sono in corso le verifiche da parte del Foreign Office su di una possibile seconda vittima britannica, dopo aver accertato la prima giorni fa.

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Nepal, neonato estratto vivo dalle macerie. Italiano irreperibile manda mail: «Sto bene»

mercoledì, 29 aprile 2015 15:18
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KATHMANDU – Un neonato di quattro mesi è stato trovato vivo ieri sotto le macerie della sua abitazione crollata a Bhaktapur, una delle città storiche della valle di Kathmandu. Il piccolo è stato ricoverato in ospedale con diverse ferite, ma è fuori pericolo.

PIACENTINO IRREPERIBILE MANDA MAIL: “STO BENE” Dopo cinque giorni di paura ha finalmente rassicurato i suoi famigliari un piacentino che si trovava nel Nepal devastato dal terremoto, del quale per giorni nessuno era riuscito ad avere notizie. È Luciano Masera Sabba, 58 anni, dipendente della Provincia di Lodi, che era da tre settimane era in vacanza in Nepal. A dare l’allarme dopo il terremoto è stato lo zio, che ha tentato invano di contattarlo sul telefono cellulare ed ha poi chiesto aiuto alla Farnesina, ma senza esito, almeno fino a ieri quando Luciano Masera Sabba è riuscito ad inviare una mail ad una collega che lavora in Provincia a Lodi e a rassicurare tutti: «Sto bene». Nel frattempo su Facebook gli amici avevano aperto un gruppo intitolato «Chi ha notizie di Luciano». Lo zio di Masera Sabba ha spiegato che quando è avvenuto il terremoto il piacentino si trovava in un parco nazionale del Nepal. «Speriamo – ha detto – che possa tornare presto in Italia».

RIENTRATI DUE RAGAZZI SAVONESI Sono rientrati in Italia dal Nepal con un volo dall’India Francesco Vesalici e Lucia Varaldo, i due ragazzi di Savona, coinvolti nel drammatico terremoto di qualche giorno fa. I due amici sono sbarcati a Milano ed hanno fatto ritorno a casa. «Rientrati, la mia sim italiana è in Nepal da qualche parte insieme al mio zaino!» è il messaggio postato da Francesco su Facebook con una foto che lo ritrae sorridente. I due erano in Nepal da circa un mese come cooperanti dell’associazione onlus «Finale for Nepal» e, al momento del sisma erano Tikapur, a seicento chilometri da Kathmandu.

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